Storia di un alcol: dalla frutta alla bottiglia

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Protagonista indiscusso di molte nottate in discoteca e amichevole compagno nelle serate in compagnia, l’alcol è da secoli una presenza discussa e a volte controversa sulle tavole di molte persone.

Da un punto di vista più chimico e meno sociale, l’alcol è un composto di tipo organico e come tale è derivato dal carbonio, più precisamente da idrati di quest’ultimo.
Nella sua forma più pura si presenta come un liquido incolore, volatile e molto infiammabile.

Questione linguistica

Si dà per assodato che l’origine del nome è da ricercarsi nella penisola iberica, più precisamente nello spagnolo, lingua altamente influenzata dalla presenza araba tra il 711 e il 1613.
Alcol deriva infatti dalla parola in arabo-spagnolo Al-Kuhl, la quale verrà poi adottata anche nel linguaggio scientifico di matrice latina sotto forma di Al-kohol o più semplicemente Alkol.
Questa dualità è presente tutt’oggi anche nella lingua italiana, dove convivono entrambe le forme: alcool e alcol, anche se per far fede alla radice dei derivati, ad esempio alcolico ed alcolista, è da preferire la grafia con una sola o.

Storia ed origini

Le origini delle prime bevande alcoliche sono da ricercarsi nelle epoche preistoriche quando, sicuramente per una casualità, della frutta schiacciata fu lasciata in qualche recipiente per qualche giorno, producendo non solo un gusto ed un odore acidulo, ma anche un effetto inebriante a chiunque avesse assaggiato i rimasugli di quel frutto.

Per avere le prime bevande alcoliche volontariamente prodotte bisognerà quindi attendere qualche secolo, abbandonando l’uomo preistorico e approdando in epoche più recenti.
La prima bevanda alcolica di cui si ha traccia fu infatti l’idromele, prodotto principalmente dalle popolazioni di Celti e Vichinghi, ma diffuso prevalentemente tra i Romani e i Greci.
L’idromele è sopravvissuto fino ai giorni d’oggi, ritornando nelle produzioni italiane da qualche anno, ricevendo anche un discreto successo sia in fattori produttivi che distributivi.

La produzione di questa bevanda prevede l’utilizzo di sostanze prevalentemente a base di zucchero, alle quali vengono aggiunti dei lieviti specifici denominati fermenti o saccaromiceti, dal nome dello zucchero, saccarosio, che avviano il processo di fermentazione alcolica trasformando gli zuccheri in alcol.

Produzione e fermentazione

A proposito di produzione e sintetizzazione, il prodotto principale, da cui tutto è partito in antichità e tutt’oggi parte, è lo zucchero.
Cosa sia lo zucchero lo sanno tutti, ma per capire come funziona la produzione di alcol bisogna scendere più in profondità e osservarne il livello chimico.

Lo zucchero è un carboidrato molto particolare che in base alla sua natura può essere di tre tipi: il saccarosio, ovvero il classico dolcificante utilizzato in tutto il mondo ed ottenibile da barbabietole da zucchero, canne da zucchero e graminacee, il glucosio e il fruttosio, ovvero gli zuccheri presenti naturalmente all’interno dei frutti.

Per la produzione di alcol ci si deve riferire a queste ultime due molecole che in base alla loro origine producono alcolici differenti, come vini e sidri.

Il secondo elemento fondamentale per la sintetizzazione di alcolici è l’amido, ovvero una molecola principalmente contenuta in natura da cereali e tuberi.
L’amido è preferibile allo zucchero nei processi di produzione di superalcolici come il Sakè o nei processi di produzione delle birre.

Alcuni esempi di liquori prodotti dai singoli carboidrati sono:
Dai cereali si possono ottenere i superalcolici attualmente più diffusi internazionalmente quali il Whisky, la Vodka e il Gin.
Dal saccarosio è possibile ricavare il Rhum, mentre dal fruttosio e dal glucosio si ottengono vari distillati minori a base fruttata come l’Applejack.
Restando in tema di frutta, dal singolo grappolo d’uva è possibile ricavare differenti alcolici in base alla lavorazione della materia prima. Oltre al classico e già citato vino, si possono infatti ottenere il Brandy, il Cognac e la Grappa.

Alcol etilico e la distribuzione industriale

Il prodotto migliore ottenibile dalla fermentazione si chiama alcol etilico o più semplicemente etanolo.
Si tratta di una sostanza psicoattiva che rispecchia, ovviamente, tutte le qualità visive e chimiche degli alcolici.
Si presenta infatti come un liquido incolore, volatile ed infiammabile.
È l’alcol più diffuso ed è presente in varie percentuali in varie bevande tra cui, mediamente, al 7% nelle birre, al 12% nei vini, tra il 20% e il 40% nei liquori e fino al 70% nei distillati.

Nella forma più pura si può acquistare nei rivenditori specializzati o direttamente nelle aziende produttrici locali e nazionali, tra le quali vale la pena citare Girelli Alcool, raggiungibile al sito internet www.girellialcool.it, e che da anni ha fatto della qualità, affidabilità ed efficienza i suoi valori portanti.

Concludendo con una nota quasi paternalistica, ma mai superficiale, si ricorda che l’alcol è una sostanza chimica ottenuta dalla fermentazione e come tale può provocare danni all’organismo se ingerita in quantità eccessive.