PFAS negli estintori: il censimento da chiudere prima del blocco 2026

Facility manager e responsabile HSE controllano estintori e documentazione in un magazzino con uffici

Il problema non comincia il 23 ottobre 2026. Comincia molto prima, di solito in silenzio, quando in azienda nessuno sa dire con precisione quanti estintori ci siano davvero, dove siano installati e, soprattutto, quale agente estinguente contengano. Negli uffici il tema resta sullo sfondo. Nei magazzini e nelle sedi operative, invece, quel vuoto di informazioni diventa un costo e può diventare una non conformità.

Chi gestisce la mautenzione degli estintori in siti con uffici, depositi e aree di servizio sa che il conteggio per pezzi non basta. Serve un’anagrafica che distingua matricola, ubicazione, tipologia e documenti associati. Se la voce di registro dice solo “estintore a schiuma”, il censimento è già monco.

Il quadro generale resta quello dell’art. 46 del D.Lgs. 81/2008, richiamato anche da BibLus: il datore di lavoro deve adottare misure antincendio adeguate e assicurarne controllo e manutenzione. Ma il passaggio PFAS apre un fronte meno visibile della revisione periodica: la tracciabilità. E qui molte aziende arrivano corte.

Il censimento invisibile che manca quasi sempre

Nel linguaggio interno capita spesso una semplificazione comoda: polvere, CO2, schiuma. Fine. Però la scadenza europea non si aggancia a una categoria generica; si aggancia alla presenza di sostanze fluorurate o PFAS nelle schiume. Tradotto: non basta sapere che un presidio è “a schiuma”. Bisogna sapere se è una schiuma fluorurata, da quando è in servizio, dove si trova e con quale documentazione è seguito.

Il primo censimento utile non è quello che somma i pezzi, ma quello che isola le unità da monitorare. Matricola, capacità, agente estinguente, anno di fornitura o ultima ricarica, sede, reparto, rischio servito, stato manutentivo. E poi la carta: libretto d’uso e manutenzione, registro dei controlli, eventuali sostituzioni pregresse. È un lavoro più amministrativo che meccanico, ed è proprio per questo che viene rimandato.

La UNI 9994-1 resta il riferimento per la manutenzione degli estintori. Nella nuova edizione 2024, come segnala ProteggiFire, c’è un dettaglio che dettaglio non è: il tecnico deve verificare anche la presenza del libretto d’uso e manutenzione. Se il presidio non è idoneo, va segnalato subito con etichetta “estintore fuori servizio”. Sembra ordinaria amministrazione. In realtà, quando manca il libretto o l’anagrafica è confusa, ogni scelta successiva si complica: sostituire, ricaricare, accantonare, programmare.

Chi frequenta stabilimenti e complessi misti lo vede spesso. Il presidio c’è, la staffa pure, il cartello anche. Ma la storia dell’estintore si perde tra traslochi interni, cambi di fornitore, registri compilati a metà e vecchie diciture copiate da un file all’altro. Eppure è da lì che passa il phase-out, non dalle slide.

2025-2026: la data che sposta gli acquisti, non l’uso

Il passaggio normativo è netto. Secondo il Regolamento UE 2025/1988, richiamato da Reteambiente e ripreso nelle sintesi operative di Argenta ed EMME Antincendio, dal 23 ottobre 2026 sarà vietata l’immissione sul mercato di estintori con schiume contenenti fluorurati o PFAS. Non è ancora il divieto d’uso generalizzato: l’uso è consentito fino al 31 dicembre 2030. Ma il rubinetto commerciale, da quella data, si chiude.

Questo cambia il modo in cui vanno scritti ordini, capitolati e richieste di reintegro già nel 2025 e nel 2026. Perché se l’ufficio acquisti lavora su descrizioni vaghe, o se il manutentore riceve un elenco senza distinzione dell’agente, il rischio è semplice: si replica il parco esistente senza accorgersi che la finestra normativa sta finendo.

La conseguenza pratica è meno banale di quanto sembri. Fino al 22 ottobre 2026 un’azienda può ancora immettere sul mercato presidi con quelle schiume; dal giorno dopo no. Se il censimento interno arriva tardi, l’ordine correttivo fatto all’ultimo minuto non corregge nulla. Anzi, in qualche caso lascia in giro codici articolo, descrizioni e abitudini d’acquisto che continuano a parlare una lingua vecchia.

Qui il punto cieco è documentale. Non tecnico. Se in anagrafica compare solo la famiglia “schiuma”, il gestionale non aiuta. Se nei verbali di manutenzione l’agente non è identificato in modo chiaro, il responsabile HSE non riesce a costruire una tabella di priorità. Se il libretto non è disponibile, si perde un altro pezzo della catena. E quando i dati mancano, l’azienda decide per approssimazione. Di solito tardi.

Mettiamo il caso, realistico, di una società con sede a Milano, magazzino a Lodi e ufficio operativo a Monza. Il registro centrale riporta 38 estintori verificati, ma non distingue quali siano a schiuma fluorurata e quali no. A bilancio 2026 il capitolo antincendio resta generico. Arriva l’autunno, si fanno i conti in fretta, e ci si accorge che la vera domanda non è “quanti estintori abbiamo?” ma “quali di questi entrano nel phase-out e quali documenti li accompagnano?”. Se la risposta non c’è, il calendario normativo detta i tempi e l’azienda li subisce.

2027-2030: sostituzione progressiva, ma solo se la mappa è pulita

Dal 2027 in poi il lavoro non consiste nello strappare tutto e ripartire da zero. Sarebbe una scorciatoia costosa e, spesso, inutile. La finestra fino al 31 dicembre 2030 consente una sostituzione progressiva. Però progressiva non vuol dire casuale. Vuol dire programmata per sedi, per rischi serviti, per stato manutentivo e per cicli di rinnovo già in agenda.

Una mappa pulita permette di decidere con un ordine sensato. Prima i punti dove il presidio è più esposto a rotazione, urti, rilocalizzazioni o ristrutturazioni interne. Poi le sedi dove i registri sono meno affidabili. Infine le unità che arrivano a revisione o sostituzione in una finestra utile. Senza questa mappa, ogni intervento diventa un’eccezione. E le eccezioni, in antincendio, si pagano sempre due volte: in ore perse e in carte da rincorrere.

La data finale del 2030 rischia di produrre una falsa tranquillità. Sembra lontana, quindi non si fa nulla. Ma le aziende che aspettano l’ultima curva si ritrovano con un parco misto, registri disallineati e forniture spezzate tra siti diversi. Chi ha tre sedi lo scopre subito; chi ne ha una sola, di solito, lo scopre tardi perché pensa di avere tutto sotto controllo. Non è così. Basta un presidio spostato da un reparto all’altro senza aggiornare la scheda e la fotografia del parco è già sbagliata.

C’è poi un dettaglio che sul campo pesa più di quanto sembri: la sostituzione progressiva ha bisogno di una lingua comune tra manutentore, facility manager, HSE e acquisti. Se uno parla per matricole, uno per ubicazioni, uno per codici articolo e uno per centri di costo, il passaggio 2027-2030 si inceppa. Non per cattiva volontà. Per lessico sbagliato. E un lessico sbagliato lascia sempre spazio agli ordini ambigui.

La UNI 9994-1 ed. 2024 torna utile anche qui. Non soltanto per la periodicità della manutenzione, ma per il modo in cui costringe a rendere leggibile lo stato del presidio. L’etichetta “estintore fuori servizio” non è un adesivo messo per formalità: è un segnale immediato che interrompe l’equivoco. Lo stesso criterio dovrebbe valere per tutto il parco da dismettere entro il 2030: identificazione chiara, stato chiaro, percorso chiaro.

La mini check-list che evita il conto alla rovescia a vuoto

  • Estrarre un’anagrafica per matricola, non per sola quantità, con sede, reparto, agente estinguente, capacità e stato manutentivo.
  • Separare le schiume fluorurate o PFAS da tutte le altre voci generiche come “schiuma” o “foam” presenti in registri e gestionali.
  • Verificare per ogni presidio la presenza del libretto d’uso e manutenzione, come richiede la UNI 9994-1 ed. 2024.
  • Ripulire capitolati, ordini aperti e codici articolo entro il 2026, così da non trascinare descrizioni superate oltre il 23 ottobre.
  • Programmare il phase-out tra 2027 e 2030 per sedi e priorità, senza concentrare tutto nell’ultimo esercizio.
  • Allineare registro antincendio, verbali di manutenzione e dati dell’ufficio acquisti; se un presidio non è idoneo, la segnalazione “estintore fuori servizio” deve comparire subito e ovunque.

Non è burocrazia aggiuntiva. È manutenzione fatta con memoria. E la memoria, in questa transizione, vale quanto il presidio appeso a parete. Chi la costruisce adesso arriva al 2026 con una sequenza di decisioni. Chi la rinvia si ritroverà nel 2030 con un inventario da ricostruire e poco margine per farlo bene.